Vie di fiumi, vie di monti

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Vie dei fiumi, vie dei monti

Venafro
- Museo archeologico di Venafro
- Area archeologica di Venafro: La città romana

Colli al Volturno
- Monte San Paolo

Cerro al Volturno
- Monte Santa Croce

Castel San Vincenzo
- Area archeologica di S. Vincenzo al Volturno: L'Abbazia

A Venafro, porta del Molise, si intersecano itinerari che collegano regioni diverse e che hanno facilitato contatti tra i popoli fin dall’antichità più remota; tra essi il fiume Volturno ha offerto il miglior collegamento tra il Sannio pentro e la Campania. Scelta dall’imperatore Augusto come una delle colonie destinate ai suoi veterani, Venafro tra I secolo a.C. e I secolo d.C. il suo momento più splendido che ne ha segnato, fino ai nostri giorni, il tessuto urbanistico.
Risalgono a quest’epoca alcuni dei monumenti più significativi della colonia come il teatro, costruito alla maniera greca su un pendio, e l’anfiteatro, sul cui ovale si sono sovrapposte nel tempo costruzioni contadine.

La città romana, ricca e popolosa, è racchiusa nel Museo Archeologico ospitato nell’ex monastero di Santa Chiara; qui sono raccolte le testimonianze dell’antica città, famosa per il suo olio oltre che per i suoi prodotti artigianali (“badili e tegole le trovi a Venafro, e se hai bisogno delle funi da torchio, a Venafro le ha Caio Mennio”, dice Catone): le statue degli uomini illustri raffigurati nelle pose eroiche dei principi augustei oppure la copia marmorea della Venere “che emerge dalle onde del mare” (anadiomene), provenienti da edifici pubblici quali il teatro o da splendide dimore private.
Qui è conservato un documento epigrafico unico: il testo inciso su un enorme blocco di pietra, con il quale Augusto regolamenta la costruzione e la gestione dell’acquedotto del Volturno.

Risalendo verso il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, verso le suggestive vette delle Mainarde, tra sentieri nascosti da percorrere a piedi o a cavallo, si giunge agli abitati fortificati del IV secolo a.C. dei Sanniti Pentri, quali Monte San Paolo a Colli al Volturno o, più a nord, Monte Santa Croce a Cerro al Volturno.

Si arriva poi nella Terra Sancti Vincentii. La posizione topografica ebbe un ruolo determinante nello sviluppo del grande cenobio benedettino di S. Vincenzo al Volturno sorto nell’VIII secolo d.C. L’abbazia di S. Vincenzo, con grandi possedimenti fondiari, che si distribuivano ampiamente non solo nel Molise ma in tutto il Meridione, aveva nel porto di Napoli l’uso riservato di un proprio molo di attracco.
I risultati dello scavo dell’abbazia hanno permesso di scoprire un contesto archeologico di rara monumentalità e ricchezza, perfettamente inserito nel contemporaneo risveglio culturale che animava l’Italia e l’Europa stessa: splendidi affreschi della cripta di Epifanio, di altissima qualità artistica; materiale scultoreo al livello delle produzioni più significative dei grandi centri longobardi contemporanei, pavimenti unici come quello della cappella di Santa Restituta, da attribuire a maestri di Costantinopoli.