Percorsi di millenni, città e santuari

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Percorsi di millenni, città e santuari

Isernia
- Museo archeologico di Isernia
- Area archeologica: La città romana
- Insediamento paleolitico "La Pineta"

Campochiaro
- Area archeologica: Santuario di Ercole

Sepino
- Museo archeologico di Saepinium-Altilia
- Area archeologica di Sepino: La città romana
- Insediamento di Terravecchia
- San Pietro dei Cantoni

San Giuliano del Sannio
- La villa romana dei Neratii

Cercemaggiore
- Insediamento fortificato di Monte Saraceno

Nel Molise si possono ripercorrere le grandi vie verdi, i tratturi, ricalcati in parte dalla viabilità romana già durante le guerre sannitiche (seconda metà del IV – III secolo a.C.). Le grandi migrazioni stagionali della pastorizia tra le montagne abruzzesi e la pianura pugliese si svolgevano attraverso queste vie di terra che hanno lasciato una “traccia” inconfondibile nel paesaggio. Isernia è attraversata dal percorso dell’attuale tratturo “Pescasseroli-Candela”. Per la sua importanza strategica il territorio di Aesernia fu interessato precocemente dall’espansione di Roma, con la deduzione di una colonia latina nel 263 a.C. Nella parte meridionale della città, nel cuore del centro urbano, l’ex monastero benedettino di S. Maria delle Monache ospita il Museo Archeologico, in cui si susseguono reperti lapidei di vario genere, dalle sculture ai rilievi e alle numerose iscrizioni dei secoli più fiorenti della città, tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C.: scene di battaglia come quella che imita la “Battaglia di Alessandro Magno” raffigurata in un mosaico di Pompei, Issione legato alla ruota cui è condannato in eterno, gladiatori pronti a combattere, souvetaurilia  (sacrifici cruenti con maiali, pecore e buoi) si susseguono nelle sale del piano terra del museo unitamente ai materiali delle necropoli di epoca romana.

Alla fine degli anni Settanta una scoperta di archeologia preistorica poneva Isernia al centro dell’attenzione internazionale: in località “La Pineta”, poco distante dal centro, veniva alla luce un insediamento paleolitico, il cui interesse è motivato dal notevole stato di conservazione e dall’alta cronologia (700.000 anni fa). L’uomo, accampandosi in prossimità di un corso d’acqua, ha lasciato nel terreno i resti della sua attività di caccia, numerosi strumenti in pietra, blocchi depositati a “lastricare” una delle paleosuperfici oggi visitabile.

Percorrendo il tratturo si giunge a Campochiaro, dove sorge il santuario di Ercole, divinità nazionale dei Sanniti, su un’altura immersa in fitti boschi, che domina la piana di Boiano, capitale dei Sanniti Pentri. Il complesso, costruito scenograficamente su terrazze naturali nel corso del IV secolo a.C., ebbe una vita breve: il santuario venne infatti in parte distrutto da un terremoto violentissimo nei primi decenni del III secolo a.C. Solo nel II secolo, il santuario visse una nuova fase favorevole, con la costruzione del grande tempio, al centro della terrazza superiore.
Ridiscendendo il tratturo Pescasseroli-Candela  si giunge ad Altilia, nel territorio dell’attuale centro di Sepino, punto d’incontro e di scambio dei prodotti agricoli con quelli pastorali in occasione delle migrazioni stagionali delle greggi. Il municipio romano fu preceduto da un insediamento fortificato, di epoca sannitica, che sorgeva sulla montagna  di Terravecchia.
Il massimo fervore edilizio per Altilia, città di pianura, risale all’epoca dell’imperatore Augusto e della dinastia giulio-claudia (I secolo d.C.), quando furono realizzati gli edifici più importanti: il foro, la basilica, le terme, il macellum, il sistema fognario, forse il teatro e soprattutto la cinta muraria. L’impianto urbano si mantiene vitale almeno fino ai secoli IV-V d.C. Un emiciclo di case rurali che nel tempo hanno preso il posto della media e summa cavea del teatro romano di Altilia ospita  il Museo Archeologico: millenni di storia, a cominciare dalla preistoria, si possono leggere nelle sale discrete in cui, accanto all’archeologia, continuano a mostrarsi le testimonianze architettoniche della vita che in questi edifici si è svolta fino a pochi anni fa: il camino, il forno, il lavabo in pietra… Così le forme ceramiche si susseguono nella loro evoluzione nei secoli, da quelle verniciate di nero dell’epoca sannitica a quelle romane fino alle maioliche medievali e moderne; ampolline di vetro, lucerne, condutture in piombo con i nomi dei fabbricanti, pedine e dadi da gioco, una minuscola bambolina in osso, l’occorrente per il trucco con una conchiglia in cui si è miracolosamente conservata la sostanza azzurra usata per le palpebre.
Un santuario sannita è ubicato nella località oggi denominata San Pietro di Cantoni.  Dedicato probabilmente a Mefite, dea  che propizia gli scambi, i riti di passaggio e che consente il collegamento tra il cielo, con gli dei olimpici, la terra  e il mondo sotterraneo, con le divinità infere.

Risalendo dalla piana del Tammaro verso Campobasso,  a Cercemaggiore, su un’altura di 1086,  Monte Saraceno,  si scopre un altro insediamento fortificato, percorribile per tutta la sua lunghezza. Le monumentali porte urbiche, aperte nelle mura megalitiche, rivelano tecniche costruttive e planimetrie di tipo greco; la posizione, che fa spaziare lo sguardo dai Monti del Matese al Mare Adriatico, ha fatto ben meritare al Monte l’appellativo di “Terrazzo del Molise” e alla fortificazione su di esso ubicata quello di “Sentinella dei Sanniti”.

A San Giuliano del Sannio, la villa romana dei Neratii, antica e prestigiosa famiglia tra i cui componenti si annoverano personaggi di rango senatorio, nasce tra II e I secolo a.C., con una fase monumentale databile al I secolo d.C. Quello che è finora stato portato alla luce, con le murature in opera reticolata propria degli edifici di prestigio, dà già l’idea di una residenza lussuosa.