Museo sannitico di Campobasso

Museo sannitico di Campobasso - Atrio

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Museo Sannitico di Campobasso

Via Chiarizia, 10
86100 Campobasso (CB)

Tel. 0874 412265
Fax 0874 427352

Orario di apertura:

Mattina: 9:00-14:30
Pomeriggio: 15:00-17:30
Aperto tutti i giorni

Il Museo nasce nel 1881 e viene ospitato, insieme alla Biblioteca Provinciale, nel Palazzo della Prefettura. Si provvede ad una prima catalogazione del materiale a cura dell’archeologo Antonio Sogliano che ne pubblica nel 1889 l’Inventario. Da allora il Museo e la Biblioteca hanno conosciuto vicende alterne e molteplici cambi di sede fino al 1995, quando il Museo è stato allestito nei locali di Palazzo Mazzarotta. Il Palazzo, del XVI secolo, è inizialmente proprietà di un ordine o di una confraternita religiosa e diviene nel 1700 residenza di una famiglia agiata. La sua storia è riflessa nella distribuzione degli ambienti che rivela un disorganico succedersi di interventi costruttivi in cui si isolano il loggiato e il portale di chiara definizione ottocentesca.

Al suo interno l’esposizione museale si articola in cinque sezioni (organizzate secondo un criterio cronologico e tematico); l’originaria collezione ottocentesca, quella provinciale, comprendente circa 500 pezzi di varia provenienza, è inserita nel percorso delle cinque sezioni.


Il percorso museale: Il Sannio attraverso i secoli

Il percorso cronologico:

Il percorso cronologico:

I sezione: Lungo le rotte adriatiche torna su

Campomarino I  primi insediamenti

Il villaggio di Campomarino, individuato a poca distanza dalla costa adriatica, testimonia un insediamento della fine dell’età del Bronzo- inizio dell’età del Ferro caratterizzato da un muro irregolare, una palizzata e     un fossato che circondano e difendono le strutture abitative costruite all’interno.
Le capanne sono di notevoli dimensioni, presentano una pianta rettangolare con abside e sono realizzate con pali lignei e rivestimento in argilla. Al loro interno sono stati rinvenuti vasi per la cottura e il consumo dei cibi, strumenti e oggetti legati alla filatura e alla tessitura, focolari e fornelli per la cottura degli alimenti e grossi recipienti per la conservazione dei prodotti alimentari. Il villaggio era abitato da una comunità che viveva di agricoltura, allevamento, caccia e raccolta di frutti selvatici.

La caccia, l'allevamento e le produzioni agricole

Dal villaggio di Campomarino provengono numerosi resti di fauna selvatica e domestica e una grande quantità di semi che permettono di conoscere le attività dell’uomo (caccia, allevamento e produzioni agricole) e la sua alimentazione.
Tra gli animali domestici predominano i bovini, tra quelli selvatici il cervo e la volpe. Accanto ai cereali (il grano e soprattutto l’orzo), che venivano frantumati e ridotti in farina, è interessante la presenza di semi di uva che testimonia la produzione di vino da una vite coltivata e non selvatica e quella di fave e piselli che venivano accuratamente ripuliti prima di essere conservati.


II sezione: La via dell'ambratorna su

Il sannio frentano Il Sannio frentano

La zona frentana attesta una notevole presenza di siti nella zona a sud del Biferno, sia nella parte costiera sia nell’interno, e si caratterizza per le produzioni agricole. Gli insediamenti si presentano quindi strettamente connessi ai terreni da coltivare e organizzati in modo da soddisfare le esigenze relative ai rifornimenti di materie prime e prodotti secondo percorsi longitudinali e trasversali da nord-ovest e sud-est. Le necropoli si distribuiscono invece lungo in modo anulare attorno a zone panoramiche.

Le successive trasformazioni sono testimoniate in particolare nella zona costiera con l’abbandono delle necropoli sparse e la comparsa dell’incinerazione. È probabile che ci sia stato un accentramento della popolazione in siti di maggiori dimensioni connesso all’emergere di una élite che si caratterizza per il potere economico e il controllo sociale. Una realtà completamente diversa da quella dei Sanniti dell’interno che organizzeranno i loro insediamenti a diretto contatto con i terreni da coltivare, affidando a spazi comuni gli insediamenti di tipoi specializzato (aree sacre, fortifocazioni, necropoli…). 

Necropoli della zona costiera: Termoli, Larino, San Giuliano di Puglia e Guglionesi

Le necropoli dell’età arcaica mostrano delle caratteristiche comuni che vanno dalla scelta di siti panoramici alla disposizione anulare con tombe articolate in nuclei e separate dall’abitato. Sono caratterizzate da fosse semplici di varia profondità, coperte da lastre o ciottoli che a Larino, e forse anche a Termoli, formavano un tumulo. A San Giuliano di Puglia è attestata la presenza di una tomba con circolo di pietre.

Il rito funebre è generalmente quello dell’inumazione; più tardi, a partire dal V secolo a.C., un numero limitate di sepolture segue il rito dell’incinerazione.  Il corredo si differenzia per sesso ed età, è composto da oggetti di ornamento, tra cui spiccano le collane di ambra e di pasta vitrea, i pendagli e i bracciali di bronzo nelle tombe femminili, cuspidi di lancia e coltelli in quelle maschili. Tra i vasi, oltre alla ceramica dipinta con motivi geometrici, si segnala la presenza del bucchero in tombe più importanti.

Guglionesi

A Guglionesi sono stati finora individuati tre nuclei sepolcrali, databili dalla fine del VII al IV-IV secolo a.C., tutti in posizione panoramica sulla valle del fiume Sinarca e verso il mare: il nucleo di S. Margherita, nel quale si evidenziano una tomba maschile con bacini di bronzo e vasi e strumenti da banchetto, e una femminile con ricchissima collana di ambra e con patere di bronzo; il nucleo di Ripatagliata, che ha restituito 15 sepolture divise in due gruppi. Il primo, più antico (fine VI-V secolo a.C.)  sul versante nord-orientale è composto da 6 tombe a fossa, orientate in senso nordovest-sudest, con i vasi del corredo sistemati ai piedi del defunto.

Il secondo gruppo (IV-III secolo a.C.) si estende invece sul versante occidentale ed è composto da 9 tombe a fossa, alcune con copertura in lastroni, orientate in senso est-ovest. Si segnala la presenza in una sepoltura a incinerazione in tomba a pozzetto con l’uso di uno stamnos di bronzo come urna.  Il terzo nucleo, infine, è quello di S. Adamo, con sepolture di vario genere, spesso molto profonde, con rivestimento e copertura di grossi lastroni di pietra; i corredi sono prevalentemente ceramiche di impasto e di argilla depurata che fanno riferimento al banchetto funebre e al consumo del vino.


III sezione: Gentes fortissimae italiaetorna su

Fortificazione_Monte-San-Paolo---Colli-a-Volturno Gli insediamenti fortificati

 

La fortificazione sannitica di Monte Saraceno a Cercemaggiore domina un’area altocollinare e montagnosa, rientrando nel circuito difensivo formato dal sito fortificato di Colle S. Croce a  Vinchiaturo, Ferrazzano, Monte Vairano, Campobasso e Terravecchia di Sepino a controllo di un territorio caratterizzato da una serie di percorsi, anche tratturali.

La cinta muraria di Cercemaggiore conosce due fasi con un successivo ampliamento dell’area occupata verso sud; alla prima fase appartiene un muro di notevoli dimensioni e una porta d’accesso, la fortificazione di seconda fase include un percorso viario all’imbocco e allo sbocco del quale sono le due porte monumentali.  Lo spazio interno ha probabilmente avuto la funzione mista di rifugio temporaneo-insediamento stabile.

I santuari

 

Del santuario alle pendici della montagna di Gildone restano alcune lastre e antefisse della decorazione architettonica e alcuni ex-voto. Un altro piccolo edificio di culto è stato individuato sempre a Gildone, in località Morgia della Chiusa, in riferimento a un piccolo sepolcreto.

Le necropoli
  • Gildone, Morgia della Chiusa

 

Il sepolcreto include poco più di venti sepolture distribuite in un arco cronologico tra la fine del V secolo a.C. e la fine del secolo successivo. Tutte le sepolture si distinguono per un uso molto sobrio di vasi, che si limitano generalmente ad un solo esemplare per le donne, a due per gli uomini e i bambini (la coppa per il pasto funebre e il bacino o il vaso per bere). Le fibule indossate dalle donne sono sia di ferro impreziosite con oro sia di bronzo; caratterizzanti alcune sepolture maschili sono i cinturoni di fascia di bronzo.        


IV sezione: Dai Sanniti ai Romanitorna su

Immagine non disponibileI centri urbani
Le ville nel territorio
  • Roccavivara
  • San Martino in Pensilis
  • San Giacomo degli Schiavoni
Le necropoli
  • S. Giuliano di Puglia

Oltre alla necropoli arcaica (VI-V secolo a.C.), la località denominata Piano Quadrato è caratterizzata nel periodo romano dalla presenza di una azienda agricola connessa alla produzione di olio. Nella vicinanze di questa struttura è stata individuata una tomba monumentale a pianta quadrata (tomba 10) realizzata nel I secolo d.C., con due livelli di deposizione: il primo ospitante un adulto, di sesso femminile; il secondo i corpi di due adulti ed un bambino, tutti di sesso maschile, deposti a breve distanza di tempo. Il secondo livello di deposizione attesta una successiva utilizzazione del monumento funerario, quando la sua parte superiore era già in fase di crollo.

Larino

A Larino, nei pressi dell’attuale stazione ferroviaria si trovava la necropoli di epoca romana, al lato del percorso stradale che, come anche oggi, collegava la città frentana con il Sannio interno, specificamente con Bojano. Questo spazio rimase fortemente danneggiato verso la fine dell’Ottocento dalla costruzione della linea ferroviaria  Campobasso-Termoli e della stazione di Larino; all’epoca vi furono rinvenute numerose epigrafi sepolcrali che confluirono nell’allora recentissimo Museo Provinciale Sannitico di Campobasso, dove si conservano tuttora. 
L’uso sepolcrale perdurò per secoli, sia pure in maniera discontinua, a partire dalla fine  dell’VIII secolo a.C. Un congruo numero di sepolture a incinerazione scavate in tempi recenti si data tra la fine del I e il III secolo d.C.; i corredi si rivelano molto interessanti e includono, oltre alla ceramica e alle lucerne, anche alcuni oggetti preziosi, quali una figurina di ambra che raffigura una Nike alata.


V sezione: I cavalieri avaritorna su

campochiaro-necropoli Le necropoli altomedievali di Campochiaro: Vicenne e Morrione

Le due necropoli, situate al lato del tratturo e circa un chilometro l’una dall’altra, hanno restituito centinaia di sepolture maschili, femminili e infantili. Esse sono tutte di tipo a fossa, disposte per file parallele, orientate in senso ovest-est. Il corredo è composto da oggetti di ornamento, armi e vasi (ollette o brocchette), quello personale include, per le donne, collane di pasta vitrea e di ambra, pettini di osso e soprattutto orecchini d’oro, d’argento o di bronzo, tra i quali si impongono i cosiddetti orecchini a globetti, di tipo avarico. Un numero limitato di sepolture (circa il 5% del totale) è eccezionale per forma, rito funebre e oggetti di ornamento: si tratta di tombe di cavalieri seppelliti con a fianco i loro cavalli. Il corredo di tali tombe è molto ricco e include, tra l’altro, cuspidi di freccia e di lancia, cinture con pendenti ageminati in argento, spade a uno o a due fendenti, umboni di scudo e, per il cavallo, testiere, borchie, morsi, staffe.

Il seppellimento contemporaneo nella stessa fossa dell’uomo e del cavallo è un rituale di tipo “asiatico” che ha una lunga tradizione alle sue spalle e risale alla cultura dei popoli cavalieri delle steppe eurasiatiche. Evidenzia l’importanza dell’animale sia nella realtà sociale sia nella tattica e strategia militare con il ruolo rivestito dalla cavalleria. A questo particolare rituale si aggiungono i dati ricavati dall’analisi dei corredi, con oggetti di ambito “asiatico” come le staffe e gli orecchini, e dei resti ossei con il gruppo dei cavalieri “etnicamente diverso” dal resto della popolazione e la presenza, in alcuni casi, di elementi mongolici.

 

...da non perdere!
Campomarino_argilla I modellini in terracotta da Campomarino

Dal villaggio di Campomarino provengono delle riproduzioni in argilla di notevole interesse viste le ridotte dimensioni. Si segnalano in particolare il tetto a doppio spiovente appartenente ad un modellino di capanna, due figurine antropomorfe e due zoomorfe. Il primo è caratterizzato da sei coppie di pali contrapposti, realizzati a rilievo e con tracce di colore che si incrociano al di sopra dello spigolo centrale con la tipica terminazione “cornuta”. Le statuette antropomorfe sono figurine femminili dai tratti appena evidenziati; una delle due statuette zoomorfe raffigura probabilmente un bovino, con muso allungato, collo massiccio, robuste e corte zampe.

Elmo di bronzo apulo-corinzio - Guglionesi Elmo di bronzo di tipo apulo-corinzio da Guglionesi

L’elmo, della metà del V secolo a.C., presenta la calotta semisferica con paranuca orizzontale e sulla sommità l’asta biforcuta per il pennacchio. Nella parte anteriore sono disegnate a rilievo le arcate sopraccigliari, mentre gli occhi e il naso sono incisi. I lati si caratterizzano per la presenza di due cinghiali che si affrontano, realizzati ad incisione, e in corrispondenza delle orecchie di due fori per il sottogola.

Pendente-in-ambra--T-23-Termoli-inv-3335 Pendente in ambra da Termoli

Dalla tomba 23 (IV secolo a.C.) della necropoli di Termoli proviene un pendente in ambra che raffigura una testa femminile di prospetto, con copricapo conico e capigliatura resa con brevi tratti divergenti. La presenza di questo pendente all’interno della sepoltura è particolarmente interessante viste le proprietà che gli antichi attribuivano all’ambra famosa per le sue virtù terapeutiche e magico-protettive.

Statuetta con cavaliere - Agnone Statuetta di cavaliere da Agnone

La statuetta in calcare tenero è datata alla seconda metà del IV secolo a.C. Il cavaliere indossa una tunica corta, fino al ginocchio, per non impedire il movimento e stretta alla vita da un cinturone a fascia liscia. Dalle spalle scende un mantello che pende sul fianco destro della figura ed è caratterizzato sulla schiena da fitte pieghe. Il cavallo ha il corpo inarcato, come se fosse in movimento, ed una vigorosa muscolatura resa in modo naturalistico. Particolare è poi il rendimento della criniera e della coda con solchi paralleli.

guglionesi-Tomba-7 Sepoltura del guerriero di Guglionesi

Tra le sepolture del nucleo occidentale di Ripatagliata  (IV-III secolo a.C.) della necropoli di Guglionesi si segnala in particolare una tomba maschile che ha restituito la veste in cuoio del cavaliere. L’uomo indossava infatti una tunica senza maniche, lunga fino al ginocchio, fermata alla vita dal cinturone di bronzo agganciato sul davanti. Il corredo è composto da: una lancia, di cui resta il puntale; un coltello; una piccola olla sistemata sulle ginocchia, capovolta e frantumata forse intenzionalmente ed un coltello-rasoio deposto all’interno dell’olla. La scapola di un animale di piccola taglia, probabilmente un cane, è stata rinvenuta ai piedi.

L'Ercole di Trivento L'Ercole da Trivento

La statuetta, in bronzo,di epoca medioellenistica, raffigura il dio in assalto, con il braccio destro alzato e flesso, la clava stretta nella mano ed il sinistro portato in avanti con in mano la pelle di leone. La gamba destra rigida è portata indietro, quella sinistra in avanti è flessa. La testa triangolare, incorniciata da ciocche ondulate ben rilevate, è impostata su un collo massiccio e mostra tratti accentuati: fronte molto bassa, occhi a globo sotto ampie arcate sopraccigliari, naso molto pronunciato, labbra rilevate e mento arrotondato. I tratti anatomici del tronco e degli arti sono ben evidenziati. Tra le figure più originali di questo tipo, viste anche le dimensioni non usuali (altezza 24 cm), questo Ercole si mostra unico nel suo genere, non inquadrabile nelle produzioni di serie. 

san_giuliano_di_puglia_tomba_10 La tomba n.10 di S. Giuliano di Puglia

Di particolare interesse, tra le sepolture di S. Giuliano di Puglia, è la tomba 10 per le caratteristiche del corredo e il ruolo ricoperto dalla defunta, una donna di circa 42 anni. Il corredo associa infatti oggetti tipici del mondo femminile, come gli unguentari e i balsamari in vetro, ad un’anfora vinaria che riporta alla produzione agricola e alla sfera maschile, e che diventa, in questo caso, segno del ruolo ricoperto dalla donna nell’ambito familiare, era infatti probabilmente proprietaria dell’azienda agricola individuata nelle vicinanze.

Orecchini - Vicenne - Tomba25 Gli orecchini della tomba n.25 di Vicenne

Gli orecchini in argento, del VII secolo d.C., sono formati da un anello di sospensione di forma ellittica ed un pendente elaborato costituito da un sistema di globi di grandezza diversa raccordati da una decorazione granulata. Questo tipo di orecchini è molto diffuso in ambito avarico bizantino ed ha confronti in Austria e in Ungheria.

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