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Pietrabbondante - Il santuario

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Pietrabbondante - Il santuario

Località Calcatello
Pietrabbondante (IS)

Tel. 0865.76129

Orario di apertura:

dal 01/09 al 31/03 (orario invernale)

dal Martedì alla Domenica: 10,00-15,30

 Chiuso il Lunedì

dal 01/04 al 31/08 (orario estivo)

dal Martedì alla Domenica: 10,00-19,30
Chiuso il lunedì

Biglietto euro 2 intero, euro 1 ridotto


 

Il territorio di Pietrabbondante, nel cuore del Sannio pentro, è caratterizzato da emergenze archeologiche di notevole interesse. Le testimonianze più antiche, risalenti al V secolo a.C., sono quelle dei corredi restituiti dalla necropoli in località Troccola, sulle pendici occidentali del monte Saraceno. La sommità di questo monte verrà fortificata con una cinta muraria in opera poligonale, raccordata ad opere di difesa poste a quote più basse, in un momento in cui il territorio viene dotato di strutture difensive per opporsi alla minaccia romana. In questo momento (seconda metà del IV secolo a.C.) inizia la frequentazione del luogo di culto in località Calcatello. Stretto appare, fin dalle fasi più antiche, il legame tra questo santuario e l’esercito, come testimoniano le numerose armi dedicate nell’area sacra.
Il luogo di culto testimonia una sistemazione monumentale nel III secolo a.C. con la costruzione del cosiddetto tempio ionico ed una seconda sistemazione all’inizio del secolo successivo, in seguito alla distruzione di Annibale del 217 a.C., con la costruzione del tempio A. Solo alla fine del II-inizi del I secolo a.C. verrà realizzato il complesso teatro-tempio (B) con uno schema tipico dell’età ellenistica mediato dall’ambiente campano e latino. Gli ultimi scavi hanno indagato l’area a sud-ovest del complesso monumentale teatro-tempio individuando l’importante domus publica.
A poca distanza dall’area del santuario, in un territorio probabilmente ancora di sua competenza, è stato individuato il monumento funerario della famiglia dei Socellii, della seconda metà del I secolo a.C. Questa famiglia fu infatti proprietaria del santuario e delle sue pertinenze, quando, in conseguenza della guerra sociale, l'area sacra venne confiscata e ceduta ai privati.
Al III secolo a.C. appartiene anche il santuario in località Colle Vernone, nella valle del Verrino testimoniato dagli elementi architettonici dell’edificio e da una parte dell’altare con l’iscrizione in osco di dedica ad uno dei Dioscuri. Altre zone del territorio frequentate in questo momento sono l’area dell’attuale abitato di Pietrabbondante e la località di Arco.
Con l’instaurarsi del sistema municipale, gli interessi e le attività di natura amministrativa, sociale, economica e religiosa vengono concentrati nel municipio di Terventum, con il conseguente spopolamento e isolamento delle zone più elevate e meno accessibili. Una volta cessato il culto, gli edifici vennero abbandonati e solo in parte riutilizzati, come mostra un tesoretto monetale di epoca triumvirale, individuato in un vano del porticato sinistro del tempio maggiore. L’ultima frequentazione si ha nel III-IV secolo d.C. con l’uso sepolcrale dell’area dei due porticati, seguita dalla distruzione degli ultimi edifici per un evento violento, probabilmente il terremoto del 346 d.C.


Percorso virtuale


Il tempio A è costruito su una piccola terrazza che si affaccia, con un prospetto architettonico, sul piano di calpestio antistante. L’accesso avviene lateralmente dalla terrazza sulla sua sinistra e forse da una rampa sistemata sulla destra. Il tempio sorge su un podio, è ad unica cella con pronao, probabilmente tetrastilo, a cui si accede attraverso una rampa posta al centro della fronte. L’edificio templare è circondato da un ambulacro, delimitato da un muro di contenimento in opera poligonale, e preceduto da un’area lastricata in cui è sistemato l’altare in asse con il tempio. Successiva è la struttura che si addossa al lato occidentale del santuario che risponde probabilmente ad esigenze di culto.

La terrazza dei porticati è caratterizzata da una serie di ambienti indicati convenzionalmente come “botteghe” che si aprono su un portico di cui resta la parte inferiore delle colonne.

DSC_0038 Il teatro viene realizzato costruendo un terrapieno artificiale contenuto da strutture architettoniche. La parte superiore della cavea doveva essere sistemata con sedili mobili e prevede un accesso attraverso una scaletta nella parte posteriore del teatro. La parte inferiore è invece suddivisa in sei settori da brevi scale che conducono alla parte superiore della cavea e caratterizzata da tre ordini di sedili, con spalliere sagomate e braccioli scolpiti in forma di zampe di leoni alate. L’accesso agli ordini inferiori dei sedili avviene dall’orchestra attraverso le due scalette semicircolari che si addossano agli analèmmata (muri di sostegno della cavea) caratterizzati, nella parte inferiore, da una figura di telamone. L’orchestra è a ferro di cavallo; la scena è un edificio rettangolare con una facciata lineare in cui si aprono tre porte e con una serie di ambienti di servizio alle spalle.

Il tempio B è su alto podio, preceduto da un colonnato, con triplice cella. È costruito all’interno di un recinto rettangolare, fiancheggiato da porticati e preceduto dalla terrazza con gli altari. Nel lato occidentale del podio si conserva un’iscrizione in osco che ricorda il finanziatore della costruzione del podio stesso; si tratta di L. Staatis Klar un personaggio sannita, probabilmente un magistrato, che si schiera dalla parte di Silla dopo l’inizio della guerra civile. Della decorazione del tempio rimangono vari elementi del fregio dorico a metope lisce della parete delle celle e del cornicione che lo sormontava; due serie di lastre fittili di rivestimento con teste di satiri e menadi tra elementi vegetali e con il motivo della donna-fiore ed infine le antefisse raffiguranti una divinità femminile tra due cani affrontati.

particolare della scena e dei camerini La domus publica è realizzata, verso la fine del II secolo a.C., sulla terrazza che si estende sul versante occidentale del santuario. L’edificio si sviluppa attorno al nucleo composto da atrio, alae, tablino e la grande aula in cui si deve riconoscere probabilmente la curia sacerdotale, destinata all’attività del collegio sacerdotale e ai conviti rituali in occasione di festività religiose.
La parte posteriore della domus è caratterizzata da un portico a due navate, dalla cucina e dagli alloggi degli schiavi. Il portico era usato per lo svolgimento di attività religiose, sono infatti stati rinvenuti altari, dediche e doni votivi nella navata interna che si caratterizzava anche per la presenza di un ambiente dedicato al culto di Ops Consiva. È probabile che la domus fosse la sede del meddís túvtíks, sommo magistrato dello stato sannitico, quando esercitava sul posto le proprie funzioni pubbliche. Dopo l'abbandono del santuario, la domus sarà trasformata nella residenza della gens Socellia e nei secoli successivi venne ancora ristrutturata per potervi svolgere attività produttive.

Scheda di approfondimento...
Le strutture appartenenti alle più antiche fasi di vita del santuario 

Immagine non disponibileLe prime fasi di vita del santuario si individuano in un’area quadrangolare identificata tra il teatro e il tempio B, caratterizzata da due porticati con colonne, probabilmente relativi alla fase del tempio ionico. Questa parte è stata successivamente inglobata nel complesso teatro-tempio conservandone la larghezza originaria. Le sue dimensioni (un quadrato di 55 m di lato, misura corrispondente a 200 piedi oschi) sono uguali a quelle del recinto in cui, secondo il racconto di Livio (X, 38, 12), si svolse il giuramento della legio linteata, prima della battaglia di Aquilonia.
Livio inizia appunto descrivendo l’accampamento sannita e il recinto coperto di lino dell’ampiezza di circa 200 piedi quadrati scelto per la cerimonia. Indica il nome del sacerdote officiante, Ovius Paccius, un anziano, e le fasi del rito, il sacrificio, celebrato secondo il rituale di un vecchio testo di lino, e il giuramento. Continua descrivendo i più nobili uomini dell'esercito, introdotti nel recinto uno per volta, per giurare e la scelta del comandante di dieci, seguita dall’ordine ad ognuno di scegliersi il proprio compagno, fino a raggiungere il numero di 16.000 uomini.

… Primoribus Samnitium ea detestatione obstrictis, decem nominatis ad imperatore, eis dictum, ut vir virum legerent donec sedecim milium numerum confecissent. Ea legio linteata ab integumento consaepti, quo sacrata nobilitas erat, appellata est; his arma insignia data et cristatae galeae, ut inter ceteros eminerent…

… Quando poi i nobili sanniti si furono vincolati con questo giuramento, il comandante fece il nome di dieci di loro e ordinò che ciascuno di essi scegliesse un altro uomo, e questi un altro ancora fino a raggiungere la cifra di 16000. Quella legione, dalla copertura del recinto all’interno del quale la nobiltà aveva consacrato se stessa, venne chiamata linteata. A quanti ne facevano parte vennero consegnate armi sfavillanti ed elmi crestati, in modo da distinguerli in mezzo a tutti gli altri.

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Pietrabbondante (IS). Santuario sannitico. Il teatro (fine II secolo a.C.)particolare della caveapanoramica aereail tempioil podioDSC_0085DSC_0067DSC_0039DSC_00342Pietrabbondante (IS). Santuario sannitico. Il teatro (fine II secolo a.C.)2Domus_atrio_e_tablinoDomus_con_tablino_e_atrioFOTO_1FOTO_2FOTO_3Statuetta_bronzea_di_Ercole