San Giuliano di Puglia - Località Piana Quadrato

Ambiente con pavimento in opus spicatumIn tutto il comprensorio che oggi ricade nei limiti del comune di San Giuliano di Puglia, che si può considerare come afferente, nel suo complesso, al percorso del tratturo Celano-Foggia sono molto numerosi i siti, censiti durante ricognizioni di superficie, che restituiscono materiale archeologico di varia cronologia, dal neolitico all'età medievale e che testimoniano di una occupazione continua nel tempo di un territorio che ancora oggi è caratterizzato da terreni molto fertili.
Quando è possibile effettuare scavi archeologici sistematici in corrispondenza di aree di dispersione di materiale in superficie, si trova conferma della presenza al di sotto del piano di campagna moderno, di insediamenti consistenti che permettono di acquisire significative e preziose informazioni sulla vita in epoca antica.
Appare esemplificativo il caso degli scavi in località Piana Quadrata , nel comune di San Giuliano di Puglia, dove in occasione della costruzione del villaggio temporaneo edificato in conseguenza al sisma del 31 ottobre del 2002 sono stati rinvenuti un torcular di epoca romana e una porzione di necropoli arcaica a testimonianza di una frequentazione prolungata nel tempo nell'area di San Giuliano.

A venire per primo alla luce nel corso dell'azione dei mezzi meccanici è stato ciò che rimaneva di un torcular. L'intervento d'urgenza fu predisposto al fine di rimettere in luce questo insediamento rustico, che immediatamente e con chiarezza si rivelò nelle sue parti costitutive: l'ambiente, realizzato in opera incerta, presentava il consueto pavimento in opus spicatum, con l'ara circolare visibilmente bombata, circondata da una canaletta che, ad ovest, assumeva andamento rettilineo, attraversava il muro dell'ambiente mediante un tubo di terracotta e sboccava all'esterno. Della struttura del torchio restava, addossato al muro settentrionale dell'ambiente, il blocco calcareo con i due incavi atti ad ospitare l'arbor, mentre purtroppo era obliterata la parte opposta, con gli stipites, contingenza che impediva anche di avanzare ipotesi certe sul tipo di torchio qui utilizzato. Una vaschetta, ottenuta con frammenti di tegole unite con malta, occupava l'angolo nord-ovest del torchio, adibita ad attività funzionali alla spremitura (forse un primo deposito delle vinacce).

Il dolioIl lacus era collocato nell'ambiente immediatamente ad ovest del torcular; esso era sostituito da un dolio interrato fino all'orlo, conservato perfettamente; l'assenza di strutture murarie nella zona del lacus lascia presupporre l'esistenza di una semplice tettoia, della quale si sono trovate le tegole di copertura all'interno del dolio. La capacità del dolio è di circa 630 litri, che corrispondono grossomodo a sette cullei catoniani.
Degli ambienti adiacenti ad est quello immediatamente successivo al torchio ha restituito una piccola struttura a ferro di cavallo la cui esistenza, a giudicare dai residui di lavorazione, è da collegare all'attività di un fabbro.
Tenendo conto dei non molti oggetti mobili superstiti, questo torcular dovrebbe essere stato realizzato verso la fine del II secolo a.C., per perdurare per un paio di secoli; la causa del suo abbandono dovrebbe essere ricercata in una calamità naturale, un terremoto più che una frana, verificatasi attorno alla fine del I secolo d.C.

Sepoltura plurimaConcomitante con la fase in cui l'area ospitò la fattoria è una sepoltura femminile la cui proprietaria, sulla base della ricchezza del corredo funerario, potrebbe essere identificata con la domina della villa rustica, forse una delle ultime visto che la sepoltura si data alla seconda metà del I secolo d.C. La tomba è una vera e propria camera sepolcrale, in parte interrata e in parte verosimilmente affiorante in antico sul piano di campagna; è a pianta rettangolare (m 160 X 140 ca), con muretti realizzati nella stessa tecnica del torcular. Trascorsi alcuni secoli questo stesso sepolcro, del quale evidentemente non si erano perse del tutto le tracce sul terreno, ospitò una sepoltura plurima, con due adulti ed un bambino, deposti in momenti successivi. Il corredo vascolare dei due individui adulti si limita a una brocchetta con bande radiali sul corpo e ad una coppetta con analoga decorazione. Cospicue tracce di legno si trovano presso i piedi, forse resti delle scarpe. 
 
Dopo l'esplorazione del torcular gli scavi si sono estesi in una fascia di terreno, a nord, ancora libera dalle costruzioni temporanee, circa 500 mq che hanno restituito una stratigrafia ben più complessa, con una frequentazione umana che, sia pure in maniera discontinua, si protrae a partire dall'età del Bronzo. Le prime strutture stabili risalgono all'età del Ferro: una fornace costituita da un battuto conservato perfettamente e contornato da uno spesso strato di cenere e carboni risultanti della continua attività di cottura.

Area della necropoliSegue poi un sepolcreto di epoca arcaica, del VI - inizi V secolo a.C. Le tombe di questa fase (una decina in tutto) presentano come rituale funerario quello già noto in altri sepolcreti della zona frentana (Termoli, Larino, Guglionesi): gli inumati sono distesi supini in fosse considerevolmente profonde, generalmente riempite e coperte con pietre. Il corredo vascolare è in parte deposto ai piedi, dove è l'olla da derrata di impasto o di argilla, spesso in due esemplari di diverse dimensioni, in parte (in alcuni casi) deposto lungo il fianco (preferibilmente a destra), dove si trovano vasi da mensa e da vino. Le sepolture sono quasi tutte femminili: l'unica sepoltura di adulto maschio conserva il rasoio rettangolare di bronzo. Nelle sepolture di infanti (tre casi certi) il corredo vascolare si limita ad un solo esemplare di piccole dimensioni, fatta esclusione di un caso in cui un'olla biansata di impasto si trova deposta ai piedi in un ripostiglio di lastre di pietre.